Il nuovo sistema politico

Le riforme elettorali negli anni non hanno cambiato i comportamenti, salvo quella per i sindaci e le regioni che ha determinato la nascita di nuovi poteri e sistemi di governo dal 1993. Per il Parlamento i politologi stupefatti si accorgono adesso che i comportamenti cambiano i sistemi politici, a prescindere dalle leggi elettorali.
16 APR 08
Ultimo aggiornamento: 04:16 | 4 AGO 20
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Le riforme elettorali negli anni non hanno cambiato i comportamenti, salvo quella per i sindaci e le regioni che ha determinato la nascita di nuovi poteri e sistemi di governo dal 1993. Per il Parlamento i politologi stupefatti si accorgono adesso che i comportamenti cambiano i sistemi politici, a prescindere dalle leggi elettorali. Parliamo dei comportamenti degli attori in scena, e degli elettori. Due partiti a vocazione maggioritaria si sostituiscono alla frammentazione per coalizioni. Scompare la sinistra estrema, scompare la destra estrema, e sopravvive un centro irrilevante numericamente. Tutto questo è conseguenza del fallimento del governo Prodi e dell’Unione concepita come assemblaggio degli antiberlusconiani, e soprattutto della decisione presa dalla parte maggiore del centrosinistra (Ds e Margherita) di tentare di uscire da quel fallimento strategico con una scelta radicale, governata da un metodo un po’ molle e poco persuasivo, ma che ha retto: il Partito democratico affidato a Walter Veltroni, una leadership direttamente candidata al governo, le mani libere dalle alleanze di coalizione in nome della vocazione maggioritaria (salvo l’increscioso caso Di Pietro, però elettoralmente efficace). Silvio Berlusconi ha fatto la stessa operazione di unificazione elettorale e politica con Alleanza nazionale, liberandosi della presenza considerata invasiva di Pierferdinando Casini, e consolidando il patto con la Lega di Umberto Bossi, già alleato di ferro nel governo di legislatura 2001-2006. Il risultato è che gli elettori hanno convalidato questo schema di voto utile alla governabilità del paese, producendo una maggioranza di destra forte, e varando una nuova geografia parlamentare che equivale a un nuovo sistema politico. (continua sul Foglio quotidiano del 16 aprile)